Hantavirus e roditori in Italia: cosa c’è davvero da sapere
Negli ultimi giorni si è parlato molto di hantavirus, complice il focolaio di Andes Hantavirus registrato sulla nave MV Hondius. È importante però distinguere tra rischio percepito e rischio reale per il nostro Paese.
La situazione in Italia
Il Ministero della Salute ha attivato protocolli di sorveglianza per alcuni passeggeri rientrati in Italia dopo un’esposizione indiretta al focolaio.
Le valutazioni condivise da OMS ed ECDC indicano che il rischio per la popolazione italiana è molto basso.
Non ci sono focolai autoctoni in Italia.
Cos’è l’hantavirus e come si trasmette
Gli hantavirus sono virus a RNA trasmessi principalmente dai roditori selvatici, attraverso:
- aerosol di urine, feci o saliva
- contatto diretto con materiali contaminati
- morsi (molto rari)
La trasmissione da uomo a uomo è considerata eccezionale e documentata quasi solo per il ceppo Andes in Sud America
E i ratti in Italia?
I ratti presenti nel nostro territorio – Rattus norvegicus e Rattus rattus – non sono serbatoi del ceppo Andes.
In Europa gli hantavirus circolanti sono legati soprattutto ad arvicole e topi selvatici, non ai ratti sinantropi urbani.
Quindi: i ratti delle nostre città non rappresentano un rischio hantavirus per la popolazione generale.
Per quanto riguarda i topi va precisato che il classico topolino di casa non è serbatoio di hantavirus.
Non è coinvolto nei cicli epidemiologici noti.
Il rischio riguarda roditori selvatici, non quelli sinantropi.
Perché se ne parla tanto?
Il focolaio sulla nave Hondius ha avuto un tasso di letalità elevato e ha coinvolto viaggiatori internazionali, spingendo il Ministero ad attivare misure di massima cautela come:
- quarantena di 42 giorni per i contatti ad alto rischio
- sorveglianza attiva da parte delle Regioni
- coordinamento con OMS ed ECDC
Misure precauzionali, non perché esista un rischio reale di diffusione in Italia.
Cosa ha senso fare davvero
Per i cittadini: nulla di diverso dal solito.
Per i professionisti del pest management:
- mantenere buone pratiche di derattizzazione integrata
- ridurre le fonti alimentari e i rifugi dei roditori
- monitorare la presenza di specie selvatiche potenzialmente serbatoio
In definitiva:
In Italia non esiste un rischio concreto legato ai ratti urbani e l’hantavirus rimane un evento importato e sotto controllo.
Parlarne è utile, ma serve farlo con precisione scientifica, senza alimentare allarmismi.