Si fa presto a dire “sanificazione”

di Lorenzo Toffoletto

Vice presidente ANID (Associazione Nazionale Imprese Disinfestazione)

Le vicissitudini indotte da una pandemia di portata epocale hanno messo in drammatica evidenza importanti criticità nella gestione delle emergenze sanitarie. Sperando che il peggio sia ormai passato, SARS-CoV2 ha di fatto colto impreparato il mondo intero, mettendolo letteralmente in ginocchio ed infliggendo conciò un costo elevatissimo in vite umane e sofferenze. Nel marzo 2020, il propagarsi di CoViD-19 in Italia, con le note conseguenze e le poche informazioni scientifiche sull’agente patogeno allora disponibili, hanno chiamato le Autorità preposte all’adozione di misure assai drastiche, nel tentativo di frenarne la diffusione e preservare la salute dei cittadini. Sul piano “operativo”, nondimeno, il contesto emergenziale che ne è conseguito ha dato il via anche ad una serie di reazioni che definire irragionevoli è un simpatico eufemismo. Ricordiamo tutti, ad esempio, le immagini degli interventi di “sanificazione” svolti in pieno giorno in ambienti urbani, impiegando le più disparate attrezzature e spargendo sostanze inquinanti per l’ambiente e tossiche per le persone. Diverse amministrazioni locali le hanno addirittura promosse nonostante fosse già noto che tali azioni, oltre che inutili, erano pure dannose. Insomma, per qualche tempo si sono visti veri e propri fenomeni d’isteria collettiva. Verso fine marzo 2020, inoltre, su invito del Governo è stato sottoscritto dalle parti sociali il “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Al di là dell’errore madornale di confondere la patologia con l’agente patogeno, il documento aveva come obiettivo principe l’incentivare le imprese ad adottare misure funzionali al contenimento del Coronavirus nei posti di lavoro. Fra le altre disposizioni, quale attività da eseguire per assicurare la salubrità di vani e pertinenze, detto protocollo stabiliva esplicitamente che, oltre alla pulizia quotidiana, le aziende dovessero provvedere alla sanificazione periodica, e il Governo dispose su questa addirittura il credito d’imposta. La pubblicazione del “protocollo condiviso” e del provvedimento governativo, quindi, hanno indotto un abnorme ed incontrollato aumento del numero dei soggetti eroganti il servizio di sanificazione, oltre che a quello di coloro che, interpretando una peculiare norma in modo stravagante, si sono improvvisati fornitori di apparecchiature ritenute in grado di “sanificare” gli ambienti confinati.

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