La cicala, simbolo dell’estate

di Gianumberto Accinelli

Divulgatore Scientifico

L’estate è la stagione del sole, delle giornate lunghe, delle vacanze e degli insetti. In questa stagione un popolo a sei zampe vola, ronza, si illumina e canta. Tra loro si distingue sia per abbondanza sia per caciara la cicala, uno dei simboli dell’estate. Proviamo a conoscerla meglio: in inverno le forme giovanili se ne stanno sotto terra in diapausa (il letargo degli insetti), si svegliano in primavera e si nutrono con la sostanza organica che trovano nel terreno.  Dopo tanto mangiare arriva il momento – tra giugno e luglio – in cui la giovane cicala esce dal terreno, si arrampica su di un albero e compie una muta. Abbandona cioè lo scheletro esterno e si trasforma in una cicala adulta – e canterina – che abiterà sulle cime degli alberi. 

Tutte le cicale cantano? Ovviamente no, esattamente come per le cavallette e i grilli, sono solo i maschi che si prodigano in serenate. Il significato del canto infatti è univoco: i “cicali” vogliono attirare le femmine e bisogna ammettere che centrano in pieno l’obbiettivo: le femmine infatti, appena sentono il frinire romantico, si librano in volo verso i maschi. Dopo l’accoppiamento esse depongono le uova e i giovani, neo sgusciati, andranno nel terreno per fare quello che facevano i loro genitori: riempirsi la panza.

Ma torniamo al frinire simbolo dell’estate e sveliamo come lo producono. L’organo stridulatore che emette il suono prende il nome di timpano, esso è costituito da due membrane le quali, muovendosi dal basso verso l’alto e viceversa, emettono il suono che tutti conosciamo. 

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