I parassiti dei tarli, causa di dermatiti nell’uomo

Conoscenza e strategia di lotta mirata portano a rapide ed efficaci disinfestazioni e alla conseguente risoluzione spontanea delle patologie dermatologiche correlate

di Mario e Simona Principato

Centro di Ricerca Urania, Perugia (www.edpa.it) 

I parassiti dei tarli rappresentano un argomento di grande interesse sanitario ed economico, sia per le dermatiti che sono in grado di originare nell’uomo e negli animali, sia per i danni che la loro presenza determina nei prodotti alimentari e nel legname posto in opera.

Certamente l’aspetto più conosciuto è quello relativo ai problemi dermatologici che si verificano nelle abitazioni infestate, contenenti mobili o travi tarlate, ma, talvolta, anche i nostri animali domestici, come il cane, il gatto e persino il cavallo, possono avere dermatiti pruriginose originate dalle punture di questi parassiti. Talvolta, invece, la presenza di questi infestanti riguarda gli alimenti, come le granaglie o le spezie. In questi casi vengono colpiti gli operatori della filiera agroalimentare e ci si trova di fronte ad una patologia cutanea strettamente professionale. È necessario, dunque, conoscere questi artropodi per comprendere le loro potenzialità biologiche e le varie possibilità di interazione con l’uomo. I parassiti di cui parliamo appartengono a due differenti classi di artropodi:

  • Classe Arachnida, ordine Acarina (Pyemotes ventricosus complex)
  • Classe Insecta, Ordine Hymenoptera (Scleroderma (= Sclerodermus) domesticum, Cephalonomia gallicola).

Tutti si correlano quasi sempre alla presenza di tarli, più spesso del genere Oligomerus (O. ptilinoides), ma anche del genere Anobium (A. punctatum) o a xilofagi delle travi o, addirittura, ad insetti che sviluppano in prodotti alimentari conservati. Di fatto, la loro presenza è sempre secondaria a quella di altri infestanti, di cui diventano parassiti per sopravvivere e per riprodursi.

Il più importante e conosciuto è il cosiddetto “acaro dei tarli”, ovvero Pyemotes ventricosus, specie-tipo al cui complex appartengono varie specie di Pyemotidae, alcune delle quali frequenti indoor.Si tratta di un acaro prostigmato, invisibile ad occhio nudo, lungo circa 220 micron, con idiosoma oblungo, caratterizzato dalla presenza di due organi pseudostigmatici tondeggianti nella regione dorso-laterale dell’idiosoma (Fig. 1). Lo gnatosoma, o apparato boccale, è costituito da una calotta dorsale, che ricopre e protegge due cheliceri aghiformi accostati tra loro, fortemente acuminati, con i quali perfora la cuticola del proprio ospite e la cute umana, iniettandovi un secreto neurotossico (Fig. 2). Le femmine gravide sono dette “fisogastre” (Fig. 3), in quanto rigonfiano in modo abnorme la regione opistosomale del proprio idiosoma, per consentire lo sviluppo, nel proprio interno, di numerosi embrioni (Fig. 4) sino allo stadio di adulto (Fig. 5). 

Mario e Simona Principato

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