Cambiamenti climatici e insetti infestanti

Come interpretare i segnali di possibili invasioni aliene

di Claudio Venturelli

Dipartimento di Sanità Pubblica 

dell’AUSL Romagna

L’ultimo trentennio 1990-2020 ha visto come protagonista della scena climatica italiana l’affermarsi di una forte modifica della variabilità a livello stagionale sia dal punto di vista termometrico che pluviometrico. Questa ha generato una serie di impatti ambientali su tutto il territorio nazionale soprattutto in relazione alla fenologia delle biocenosi animali e vegetali nei vari biotopi italiani. L’ingresso in Italia di popolazioni di specie alloctone, ovvero di specie animali e vegetali provenienti da territori diversi da quelli di origine, grazie all’intensificazione degli scambi commerciali dovuti al processo di globalizzazione in atto, ha introdotto un ulteriore fattore di squilibrio ambientale. L’aumento delle temperature medie e degli eventi di precipitazione primaverili-estive in atto favorisce ora, e ancor più nel futuro, lo sviluppo e la persistenza di popolazioni di zanzare, vettori di virus tipici di paesi centro africani, Centro e Sudamerica e del sud est asiatico, determinando un aumento del rischio sanitario, oltre che a livello globale anche nei paesi europei che si affacciano sul mediterraneo.

Da qualche anno a questa parte le zanzare sono aumentate nelle città italiane e di altri Paesi europei, radicalizzandosi perfino dove in passato non ce n’erano. Zanzare, mosche, cimici dei letti, pappataci e zecche negli ultimi anni sembrano davvero aumentati di numero. Episodi di calura intensa si sono sempre verificati, anche nei secoli passati, ma se prima si presentavano una volta ogni 50 o 100 anni, adesso gli episodi sono molto ravvicinati, tanto che le estati più calde degli ultimi 250 anni in Italia sono state rilevate nel 2003, 2009, 2012, 2013, 2018, 2020, 2021. Si fa fatica a pensare che si tratti solo coincidenza aver importato di specie “aliene” nel nostro Paese.

La straordinaria diffusione in ambito urbano di Aedes albopictus, più nota come “Zanzara Tigre”, a partire dalle prime sue segnalazioni, ha fornito uno degli esempi classici per questo tipo di fenomeni. La sua grande capacità di adattamento le ha permesso di colonizzare gran parte dei continenti, dalla regione orientale a quella afrortropicale, da quella antartica fino a quella neotropicale e nell’austrasia, entrando così a far parte della fauna culicidica locale di molte nazioni. La globalizzazione dei mercati e i veloci spostamenti hanno modificato la fauna locale, consentendo negli ultimi trent’anni l’ingresso e la permanenza in Italia di numerosi insetti e altri artropodi. Le zanzare si fanno notare molto bene e per la loro plasticità eto-ecologica rappresentano un esempio di capacità adattativa molto interessante. A differenza di quanto si possa cogliere dall’immaginario collettivo, le zanzare colonizzano molti ambienti potendo vivere in pianura e in montagna, al caldo e al freddo, all’Equatore e al Polo Nord. Fin dall’antichità si sono rese responsabili della trasmissione di gravi malattie che ancor oggi rappresentano vere e proprie catastrofi sia sul piano umanitario sia sociale. Basti pensare al mezzo milione di decessi annui dovuti alla Malaria presente per la maggior parte in Africa, Asia, Centro e Sud America, per rendersi conto della loro pericolosità. 

Claudio Venturelli

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