Liberi come una libellula

Seppur connessa con la volta celeste,

essa rimane fedele al suo essere concreto

di Gianumberto Accinelli

Divulgatore scientifico

La primavera è la stagione del risveglio. La natura si scuote dal torpore dell’inverno e riprende la sua vitalità. L’energia della bella stagione si impossessa anche del nostro cuore, dei nostri muscoli, infondendoci la voglia di passeggiare. E una gita fuori porta si trasforma in un’ottima occasione per qualche osservazione naturalistica. Quella che vi propongo oggi è semplicissima: basta recarsi nei pressi di uno specchio d’acqua dove nuotano pesci di ogni genere e gracidano le rane. A dire il vero, c’è poco da essere felici, dato che tra queste acque, apparentemente serene, si aggira un pericoloso predatore. Sto parlando del protagonista di questo articolo, la famigerata libellula. 

Eccola volare sicura tra le canne grazie alle sue quattro ali potenti, le prime della storia della vita. La libellula infatti è l’inventrice ufficiale di questi organi, grazie ai quali ha conquistato il cielo.

Nonostante la sua connessione con la volta celeste, la libellula non è un animale da voli pindarici e mantiene i piedi per ancorati a terra, anzi, per essere precisi, li mantiene in acqua. Le forme giovanili vivono nei laghetti e sono loro i pericolosi predatori di cui vi parlavo. 

Ma avviciniamoci alla riva per osservare da vicino la loro vita. Ecco mamma libellula intenta a deporre le uova. Come vedete la deposizione avviene in due modi distinti: a spaglio oppure in modo ordinato. Nel primo caso mamma libellula vola rasente il pelo dell’acqua e lascia cadere le uova sullo specchio lucente. Nel secondo, invece, mamma libellula cerca una canna palustre o un’altra pianta acquatica e “attacca” le uova sul fusto. 

Anche se cambia l’ordine dei fattori, il risultato rimane invariato: dopo qualche giorno sgusceranno tante piccole neanidi con una fame pazzesca. E cosa prevede il banchetto di questi piccoli assassini? Tutto quello che passa loro per la… maschera. I giovani delle libellule hanno infatti un apparato boccale molto efficiente – la maschera appunto – formato da un labbro inferiore talmente ingombrante che deve ripiegarsi per essere mantenuto sotto il capo. Appena passa una preda ecco che la maschera scatta come una molla trasformandosi in una lingua lunghissima e terribile in grado di catturare le prede. Avete presente la lingua delle rane e di come scatta per catturare un insetto? Ecco la maschera della libellula adotta un meccanismo molto simile. 

A proposito… ci siamo dimenticati di dire che cosa mangia la neanide della libellula: tutto. Si nutre cioè di piccoli pesci (avannotti), girini di rana e altri anfibi, insetti acquatici e addirittura dei suoi simili. Per placare il loro atavico appetito, le neanidi si trasformano in cannibali e si predano tra di loro. E dopo tanto mangiare la giovane libellula è pronta a spiccare il volo: esce dall’acqua, si arrampica sopra una pianta acquatica e compie la muta da cui uscirà lo splendido adulto che tutti conosciamo. Ora che la libellula è libera di volare nel cielo di che cosa si occupa?  Cari amici, scordatevi i grandi ideali e le ascese verso il cielo: nonostante le sue abitudini aeree la libellula rimane fedele al suo essere concreto e passa il suo tempo a riempire la pancia di mosche, moscerini e varie falene. 

Gianumberto Accinelli

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